Invece il racconto della politica e' un altro: comunicati, autocertificazioni, rimpalli di responsabilita'. Il governo regionale promette fondi che non arrivano, annuncia piani che restano sulla carta, esprime cordoglio per vittime che si sarebbero potute salvare con un minimo di prevenzione in piu'.**La Sicilia in fiamme è una tragedia senza decenza.** Un vigile del fuoco è morto mentre lottava contro gli incendi nel Nisseno. Si chiama Alessandro Marchì, 59 anni, capo squadra. Decine di famiglie hanno perso tutto: case, terreni, ricordi di una vita. La cenere copre i boschi, la macchia mediterranea, i raccolti, i sogni di chi aveva investito in campagna e turismo. E la classe politica, mentre tutto questo accadeva, cosa faceva?
«Non c’è mai un anelito alla verità, in questa disgraziata terra», scrive Roberto Puglisi su LiveSicilia. «Non c’è mai un impegno condiviso. Ci sono figurine e figuranti che cercano di avvantaggiarsi nell’apice di una disgrazia».
**Il meccanismo.** Mentre la Sicilia brucia da Caltanissetta a Catania, da Palermo ad Agrigento, mentre i vigili del fuoco rischiano la vita su ogni fronte e un collega è morto stremato, la politica si divide in polemiche con vista sulla campagna elettorale per le Regionali del 2027. Comunicati stampa, rimpalli di accuse, difese precauzionali, dichiarazioni di circostanza. Nessuno assume la responsabilità di ciò che non è stato fatto. L’unico messaggio politico all’altezza è quello dell’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice: un monito che richiama tutti alla responsabilità, alla tutela del bene comune. Non serviva un arcivescovo per dirlo. Serviva una classe politica capace di guardare oltre i propri due millimetri di visione.
**Le conseguenze per i deboli.** Chi perde in questa partita sono i cittadini che vedono andare in fumo la propria vita. Sono i vigili del fuoco che rischiano la pelle mentre i politici discutono. Sono gli anziani che restano senza corrente in case dove il termometro supera i quaranta gradi. Chi ci guadagna? Chi ha bisogno dell’emergenza per giustificare la propria esistenza politica. Il sistema premia chi gestisce l’emergenza, non chi la previene.
**La domanda.** C’è una Sicilia migliore della sua classe politica, scrive LiveSicilia. Ma la domanda è: quanto tempo dovrà aspettare prima che la politica sia all’altezza della sua gente?
La risposta, forse, è sotto gli occhi di tutti. Ma nessuno, in questa terra, ha il coraggio di formularla ad alta voce.