**Il centrodestra blocca il sequestro delle chat tra il sottosegretario Delmastro e Mauro Caroccia, condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni aggravata dal metodo mafioso.** La procura di Roma le aveva definite «essenziali» per le indagini sul clan Senese, un’organizzazione che secondo gli inquirenti controlla pezzi consistenti di economia sommersa tra Lazio e Campania infiltrandosi nel settore della ristorazione e dell’edilizia attraverso il metodo mafioso dell’intimidazione e del controllo del territorio.
«Cosa può avere in comune Borsellino con chi ostacola le indagini su un mafioso?», chiede Giuseppe Conte. «Rimangiatevi questo voto vergognoso». La domanda resta sospesa, senza risposta.
**Il meccanismo.** La Giunta per le autorizzazioni della Camera, a maggioranza del centrodestra, dice no al sequestro delle conversazioni tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove e il ristoratore Caroccia. Caroccia ha una condanna definitiva per intestazione fittizia di beni aggravata dal metodo mafioso: è legato al clan Senese, una cosca radicata nel litorale romano. Le chat tra il ristoratore e l’ex sottosegretario erano considerate cruciali dalla procura di Roma per capire i rapporti tra politica e criminalità organizzata. La magistratura le riteneva indispensabili per completare il quadro indiziario. Il voto in Giunta le rende inaccessibili. Il meccanismo è semplice: chi ha il potere di autorizzare le indagini può anche bloccarle.
**Le conseguenze per lo Stato di diritto.** Ogni volta che un’indagine viene fermata per ragioni politiche, il confine tra protezione della legge e protezione degli amici si assottiglia. Conte ricorda il caso Santanché: altre chat, altro scudo parlamentare. Stavolta però c’è di mezzo un clan mafioso. Chi impedisce alla magistratura di acquisire le prove non ostacola solo un’indagine: tradisce il principio stesso di legalità. E lo fa in nome del potere, non della giustizia.
**La domanda.** Mentre la maggioranza rivendica di ispirarsi a Paolo Borsellino, la Giunta per le autorizzazioni protegge chi è indagato per rapporti con un clan. Cosa resta della memoria di via D’Amelio quando si usa il voto parlamentare come scudo per i mafiosi?
La risposta, forse, è sotto gli occhi di tutti. Ma nessuno, in questa terra, ha il coraggio di formularla ad alta voce.