**Alessandro Marchì, 59 anni, capo squadra del comando provinciale dei vigili del fuoco di Caltanissetta. È morto mentre spegneva un incendio.** Era al sesto giorno consecutivo di emergenza roghi. 344 incendi in una sola giornata. Un suo collega è finito in ospedale.
Non è un incidente. È la conseguenza di un sistema che sprema chi protegge il territorio mentre le istituzioni guardano. Marchì è morto a San Cataldo, in contrada Mimiani, mentre cercava di salvare alcune abitazioni dalle fiamme. Ha accusato un malore fatale durante le operazioni di spegnimento.
**Il meccanismo.** Da sei giorni la Sicilia brucia. Ogni estate è la stessa storia: allerta caldo, roghi, vigili del fuoco allo strenuo, dichiarazioni di cordoglio. Il presidente Schifani esprime «profonda vicinanza». Il M5S parla di «patrimonio boschivo messo in pericolo da inqualificabili criminali». Ma nessuno si chiede perché le squadre antincendio siano sotto organico. Perché la prevenzione sia inesistente. Perché ogni anno si aspetti il rogo per ricordarsi che i boschi esistono.
Alessandro Marchi' e' morto dopo sei giorni consecutivi di emergenza. Il suo corpo non ha retto allo stress termico e alla fatica di spegnere roghi senza tregua. Aveva 59 anni, era prossimo alla pensione. In un paese normale, la sua morte avrebbe aperto un'inchiesta sulle condizioni di lavoro dei vigili del fuoco in Sicilia. In questo sistema, sara' archiviata come 'dramma' e dimenticata fino al prossimo rogo.**Le conseguenze per chi paga.** A pagare sono i lavoratori in divisa che rischiano la vita per salvare case e natura altrui. Sono le famiglie evacuate, gli anziani che soffrono il caldo senza corrente elettrica. È un territorio che viene consumato dal fuoco mentre la politica si divide in polemiche da campagna elettorale. Marchì lascia una famiglia. Il suo collega è ricoverato. E domani si ricomincerà, senza uomini e senza mezzi sufficienti.
**La domanda.** Quanti altri lavoratori dovranno morire perché la Sicilia si doti finalmente di un piano serio di prevenzione incendi? Le parole di cordoglio riempiono i comunicati. I morti riempiono le cronache. E la prossima estate?
La risposta, forse, è sotto gli occhi di tutti. Ma nessuno, in questa terra, ha il coraggio di formularla ad alta voce.