**Defr bocciato. Riforma dei dirigenti bloccata. Maggioranza in pezzi. Schifani assiste da spettatore.** Il parere sul Documento di Economia e Finanza regionale è stato affossato in prima commissione Affari istituzionali dell’Ars. Non è un incidente tecnico: è un siluro contro la riforma della dirigenza, il vero pomo della discordia.
«Una norma pensata per pochi eletti e per blindare gli amici». Non è la protesta dell’opposizione. È il dissenso che arriva dai banchi della stessa maggioranza. Il governo Schifani non ha la forza politica di governare le sue truppe.
**Il meccanismo.** La riforma contestata dal dissidente Cantone e dalle opposizioni interne prevede una “corsia preferenziale” per accedere alla dirigenza pubblica. Significa che chi è già dentro il giro politico può ottenere incarichi senza superare il corso-concorso selettivo, una scorciatoia che cancella di fatto il principio del merito nell’amministrazione regionale. Chi è già dentro il sistema potrebbe scalare le poltroni senza passare dal merito. Chi è già dentro il sistema potrebbe scalare le poltrone senza passare dal merito. Davanti alla commissione, il dissidente Cantone – tra i fedelissimi del governatore – si è schierato contro l’emendamento. A ruota, le opposizioni interne hanno affossato il Defr per mandare un messaggio: non si toccano gli equilibri di potere.
**Le conseguenze per chi resta fuori.** Mentre i gruppi di maggioranza litigano sulle poltrone, la Sicilia resta senza risposte. I servizi pubblici arrancano, le riforme si impantanano, la sanità è al collasso, la burocrazia blocca ogni iniziativa. Ogni passaggio parlamentare diventa un mercato: si baratta un veto, si sbandiera un dissenso, si blindano posizioni, si proteggono i fedelissimi. E i cittadini? Aspettano. Come sempre.
**La domanda.** Se la maggioranza non ha la forza di approvare nemmeno un documento programmatico, chi governa davvero la Sicilia? E chi deciderà quali servizi tagliare mentre i partiti si spartiscono le poltrone? L’unica certezza è che chi resta fuori dal gioco – i cittadini, i lavoratori, i precari della pubblica amministrazione – continuerà a pagare i costi di un sistema che antepone le carriere personali al bene comune.
La risposta, forse, è sotto gli occhi di tutti. Ma nessuno, in questa terra, ha il coraggio di formularla ad alta voce.