Oltre 330 lavoratori altamente specializzati rischiano il posto. Lo stabilimento Pfizer di Catania è uno dei poli farmaceutici più avanzati d'Italia. Eppure la multinazionale ha annunciato esuberi e riorganizzazione. Al tavolo al ministero delle Imprese e del Made in Italy, il ministro Urso ha chiesto all'azienda «di verificare le ipotesi già compiute e di ricercare soluzioni che mantengano integralmente il sito industriale e i livelli occupazionali». Pfizer ha confermato il piano.

Non è una ristrutturazione. È la logica della finanza globale che considera i lavoratori un costo da tagliare, anche quando l'azienda produce utili miliardari. Il sito di Catania è redditizio e strategico per la produzione farmaceutica nazionale. Ma la decisione arriva da lontano, dal quartier generale della multinazionale americana, che non conosce il valore sociale di 330 famiglie che rischiano di perdere tutto.

**Il meccanismo.**
La multinazionale ha annunciato i 330 esuberi e la riorganizzazione dello stabilimento etneo. I sindacati Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil hanno chiesto l'immediato ritiro del provvedimento. Al tavolo, l'assessore Tamajo ha promesso battaglia: «Metteremo in campo tutte le nostre forze per individuare una soluzione». Il sindaco di Catania Trantino ha parlato di «dovere morale e strategico». Ma le promesse politiche, senza atti concreti, restano sospese fino al prossimo incontro del 24 luglio. Al tavolo, il ministero ha chiesto all'azienda di «verificare le ipotesi già compiute e di ricercare soluzioni che mantengano integralmente il sito industriale». La risposta di Pfizer non è stata un ritiro, ma la promessa di ulteriori riflessioni. Un nuovo incontro è fissato per giovedì 24 luglio. Il meccanismo è sempre lo stesso: si annunciano esuberi, si siede a un tavolo, si guadagna tempo. Intanto i lavoratori restano nel limbo.

**Le conseguenze per i deboli.**
I 330 lavoratori Pfizer non sono numeri: sono ingegneri chimici, ricercatori, tecnici specializzati. Persone che hanno costruito competenze uniche in un territorio dove l'industria farmaceutica rappresenta un'ancora di salvezza. Se lo stabilimento chiude o ridimensiona, quelle competenze si perdono. E Catania, già martoriata dalla disoccupazione giovanile, perde un pezzo del suo futuro. L'assessore Tamajo parla di «difendere un presidio produttivo strategico». Ma le parole, senza atti concreti, restano parole.

**La domanda.**
Se Pfizer fattura miliardi e lo stabilimento di Catania è produttivo, perché i 330 lavoratori devono pagare il conto di una riorganizzazione decisa a migliaia di chilometri di distanza?