Un incendio ha devastato diverse aziende agricole a Zafferana Etnea. Le fiamme hanno distrutto ettari di terreno, bruciato produzione e impianti: vigneti di Caricante e Mascalese — varietà pregiate dell'Etna DOC — ridotti in cenere. L'ipotesi è quella del dolo. "Temiamo che dietro tutto questo possa esserci il disegno di piromani", denuncia Confagricoltura Catania.
Non è un incidente. È un attacco al territorio, all'economia rurale, al lavoro di chi ogni giorno cura la terra mentre lo Stato guarda altrove. Le fiamme non sono il problema: sono il sintomo di un abbandono sistematico della sorveglianza del territorio.
Il meccanismo
Il rogo è divampato in contrada Civita, spinto dal vento di scirocco. In poche ore ha cancellato il lavoro di anni. Non è un caso isolato: nei giorni scorsi altri incendi hanno colpito diverse aree del Catanese, tutti con le stesse modalità. Il presidente di Confagricoltura Catania, Giosué Arcoria, parla di "gesto scellerato" e chiede maggiori controlli: droni, webcam, fototrappole, dispositivi tecnologici che potrebbero fermare chi incendia volontariamente.
Ma la tecnologia non basta se manca la volontà politica di proteggere il territorio. I piromani agiscono impunemente perché sanno che le campagne sono sprovviste di sorveglianza. I comuni non hanno risorse. Le forze dell'ordine sono sotto organico. Il territorio è esposto. La Regione Siciliana ha un corpo forestale che dovrebbe vigilare, ma è ridotto all'osso. I comuni non hanno fondi per la videosorveglianza delle campagne. I piromani lo sanno e colpiscono sapendo che le probabilità di essere beccati sono vicine allo zero. Un ettaro di vigneto distrutto vale meno di zero nel calcolo del rischio di chi appicca il fuoco.
Le conseguenze per i deboli
A perdere non sono solo le piante: sono gli agricoltori, le loro famiglie, i lavoratori stagionali che da quelle vigne traggono sostentamento. La vite sull'Etna impiega anni per dare frutti di qualità. Un rogo di poche ore cancella un investimento decennale. Ogni vite distrutta è un anno di lavoro perso. Ogni ceppo carbonizzato è una quota del reddito di una famiglia che va in fumo. E chi incendia non paga mai. E mentre il contadino guarda la sua terra fumante, chi ha appiccato il fuoco resta nell'ombra, protetto dall'assenza di controlli.