Il Tribunale del Riesame di Roma ha confermato le quattro misure cautelari e l'aggravante del metodo mafioso. I quattro accusati restano in carcere. I loro legali avevano chiesto la revisione della misura. I quattro accusati di essere gli esecutori materiali dell'attentato a Sigfrido Ranucci restano in carcere.
Non è la conferma di un arresto. È la certificazione che il metodo con cui si è tentato di uccidere il conduttore di Report — il 16 ottobre 2025 — è lo stesso delle stragi di mafia. Lo dice il Riesame: associazione per delinquere con metodo mafioso.
**Il meccanismo.**
Gli avvocati dei quattro avevano chiesto l'annullamento della custodia cautelare. Avevano tentato di smontare l'ipotesi accusatoria, di ridurla a un fatto di cronaca senza radici. Il Riesame ha risposto con un no secco: non è un fatto isolato. È un sistema. Chi ha studiato le carte del processo sa che la richiesta di revisione era fondata su dettagli tecnici: orari, presenze, alibi. Il tribunale ha guardato oltre i dettagli e ha visto il disegno. Un'organizzazione che usa le stesse modalità delle cosche: intimidazione, controllo del territorio, omertà. Chi attacca un giornalista che indaga su mafia e potere non agisce da solo. Agisce dentro un ingranaggio.
**Le conseguenze per i deboli.**
Ogni volta che un metodo mafioso resta impunito o viene ridimensionato, il messaggio che passa è chiaro: la verità si paga. Ranucci continuerà a fare il suo mestiere, protetto dalla notorietà e da un'emittente nazionale. Ma chi non ha una schermo televisivo a proteggerlo? Il giornalista locale che indaga sugli appalti truccati in un piccolo comune siciliano, il testimone che ha visto cosa non doveva vedere, il cittadino che denuncia un abuso edilizio. Ma chi non ha una schermo televisivo a proteggerlo? Il giornalista locale, il testimone, il cittadino che denuncia. Loro sanno che il silenzio è più sicuro. E il sistema continua a funzionare, protetto dalla paura.
**La domanda.**
Se il metodo è mafioso e il Riesame lo conferma, chi ha protetto gli esecutori materiali prima del 16 ottobre 2025? E chi li protegge ancora oggi, dentro e fuori dal carcere? E quante altre intimidazioni restano impunite perché chi le subisce non ha la visibilità di una trasmissione nazionale?