Raffaele Trano è il nuovo assessore al bilancio del Comune di Agrigento. Ex deputato regionale del Movimento 5 Stelle, espulso dal partito dopo aver firmato la lettera contro Giuseppe Conte, approda ora in giunta comunale. Il curriculum parla chiaro: un fedelissimo del nuovo corso politico, premiato con una poltrona strategica.
Non è una nomina tecnica. Non è una selezione per competenza. È il meccanismo classico dello spoils system all’italiana: si premia la fedeltà politica, non la capacità amministrativa. Trano viene dal M5S, è stato espulso, ha rotto con Conte, e ora si schiera con la maggioranza che governa Agrigento. In cambio riceve la delega più delicata: il bilancio. I numeri del Comune di Agrigento.
Il meccanismo
Il meccanismo si chiama “articolo 14 della legge regionale 7\/1992”: la norma che regola le nomine negli enti locali siciliani, interpretata da decenni come un lasciapassare per il mercato delle poltrone. Si cambia maggioranza, si cambiano gli assessori. Si cambiano gli assessori, si cambiano i dirigenti. Si cambiano i dirigenti, si cambiano i consulenti. Ogni giro produce un indotto di fedeli da ricollocare. Trano è l’ultimo tassello di una catena che parte da un partito (M5S), passa per una scissione (la lettera contro Conte), e arriva a una poltrona (assessorato al bilancio). Il criterio non è “sa gestire i conti pubblici?” ma “è dei nostri?”.
Le conseguenze per i deboli
Chi ci perde sono i cittadini di Agrigento. Una città che lotta con bilanci dissestati, servizi essenziali da garantire, una crisi idrica che non accenna a risolversi e un patrimonio culturale immenso da valorizzare. In questo scenario, la scelta dell’assessore al bilancio dovrebbe cadere sulla persona più competente disponibile. Invece cade su un ex deputato espulso dal suo partito, scelto per la fedeltà al nuovo corso. È il meccanismo che impoverisce la politica: quando le nomine premiano l’appartenenza invece della capacità, la qualità dell’amministrazione scende, e a pagare sono i servizi ai cittadini.