La senatrice Ternullo ha interrogato il Ministro della Salute sui tempi di attesa delle prestazioni sanitarie in Sicilia. La regione è “sotto soglia” rispetto agli standard nazionali: i pazienti aspettano mesi per una visita specialistica, per un esame diagnostico, per un intervento chirurgico non urgente. L’Osservatorio Civico di Siracusa ha documentato il fenomeno e la senatrice lo ha portato in Parlamento.

Non è una novità. Le liste d’attesa sono il termometro di un sistema sanitario regionale che arranca da anni. Ma il dato che Ternullo porta all’attenzione del Ministro è drammatico nella sua concretezza: la Sicilia è “sotto soglia”. Cioè: la legge fissa un tempo massimo per ogni prestazione. La Sicilia supera sistematicamente quel tempo. Il diritto alla salute, costituzionalmente garantito, resta lettera morta per migliaia di cittadini.

Il meccanismo

Il meccanismo è semplice e infernale. I fondi per la sanità vengono tagliati anno dopo anno. I medici e gli infermieri non vengono sostituiti quando vanno in pensione. Le strutture chiudono reparti o riducono gli orari. La domanda di prestazioni, intanto, cresce: per l’invecchiamento della popolazione, per le malattie croniche, per la mancanza di prevenzione primaria. A questo punto si crea il gap: le liste d’attesa si allungano. I pazienti che possono pagare ricorrono al privato. Quelli che non possono aspettano, e aspettando aggravano la loro condizione. Alla fine, il sistema si scarica sul pronto soccorso, dove i casi diventano urgenti e il costo per il servizio sanitario è molto più alto di quanto sarebbe costata una visita tempestiva.

Le conseguenze per i deboli

Chi ha soldi salta la fila. Chi non ha soldi aspetta. Sembra ovvio, ma è la negazione del principio di universalità del Sistema Sanitario Nazionale. Un operaio di Siracusa che deve aspettare sei mesi per una visita dermatologica rischia che un neo sospetto diventi un melanoma. Un pensionato di Floridia che attende un anno per una risonanza magnetica convive con il dolore senza sapere se c’è un tumore. La sanità è il primo banco di prova del diritto all’uguaglianza. E la Sicilia è sistematicamente sotto la soglia.

La domanda