“Il mio governo ha sempre tenuto una linea improntata al rigore, alla trasparenza e al rispetto delle istituzioni”. Lo ha detto il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, riferendo in Assemblea regionale sullo stato di attuazione del programma. Il tema è la “questione morale”: la revoca e il successivo reintegro degli assessori espressione della Nuova Dc, indagati nell’ambito dell’inchiesta che ha portato 43 contestazioni a carico di un singolo esponente.
Schifani spiega di aver revocato gli assessori quando il “quadro accusatorio delineato dagli inquirenti appariva tale da prospettare un coinvolgimento sistemico”, e di averli reintegrati quando “l’evoluzione delle stesse indagini ha circoscritto le contestazioni”. “La coerenza — dice — impone non soltanto di assumere decisioni quando sono necessarie, ma anche di saperle riconsiderare”. È una difesa lineare, quasi scolastica. Ma dice tutto e non dice nulla: perché il nodo non è la coerenza del governatore, ma il sistema che produce assessori indagati, che li reintegra e che normalizza l’eccezione.
Il meccanismo
Il meccanismo si chiama “questione morale”, espressione che in Sicilia ha una storia lunga e dolorosa. Funziona così: un partito alleato porta in giunta persone che finiscono nel mirino della magistratura. Il governatore le revoca, come richiede il senso istituzionale. Poi le indagini si restringono, le contestazioni si riducono, e lui le reintegra, invocando l’articolo 27 della Costituzione: la presunzione di innocenza. Sembra ineccepibile. Ma il punto è un altro: chi controlla la selezione degli assessori prima che finiscano indagati? Quale partito le ha candidate? Con quali criteri? E quante volte è successo, in questa legislatura e in quelle precedenti, che un componente della giunta regionale si trovasse sotto inchiesta?
Le conseguenze per i deboli
Mentre il governatore spiega la sua coerenza, la Sicilia continua a perdere credibilità. Ogni volta che un assessore finisce indagato e viene reintegrato, si allenta la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Si alimenta la percezione che la politica sia una questione di equilibri interni, non di servizio pubblico. E a pagare sono i siciliani: chi aspetta una legge, un finanziamento, una risposta, e si sente dire che la giunta è occupata a risolvere i suoi problemi di coerenza interna. La questione morale non è la coerenza di Schifani. È la normalizzazione di un sistema dove l’indagato non è un’eccezione, ma un ingranaggio.