Oltre 40 incendi in poche ore su tutto il territorio siciliano. Cento persone sgomberate nell’Agrigentino, dove le fiamme hanno minacciato una clinica, una fabbrica di giochi d’artificio e un deposito di ossigeno. A Ragalna, nel Catanese, il fuoco si è spinto fino alle abitazioni. A Casaboli, nel Palermitano, sono intervenuti i canadair. Legambiente parla di “emergenza nazionale” e chiede l’intervento dell’esercito.

Non è un’estate particolarmente calda. È un’estate normale in una regione dove la prevenzione è stata cancellata dai tagli, dove gli operai forestali invecchiano senza ricambio e dove le istituzioni aspettano il rogo per correre ai ripari. “Subito lo stato di calamità” chiede Miceli di Progetto Civico Italia. Ma lo stato di calamità è ormai la normalità.

Il meccanismo

Il meccanismo è sempre lo stesso: si taglia la forestale, si bloccano le assunzioni, si riducono i fondi per la manutenzione del territorio. Poi arriva il caldo, l’erba secca, il piromane o la scintilla. Scoppia l’incendio. E allora si mobilitano vigili del fuoco, protezione civile, canadair. Si spengono le fiamme. Si conta il danno. Si promette che la prossima volta sarà diverso. Poi arriva l’autunno e la promessa viene archiviata fino al prossimo luglio. È un ciclo perfetto: l’emergenza giustifica lo spreco di risorse per lo spegnimento, mentre la prevenzione, che costerebbe un decimo, resta un capitolo di spesa sempre rinviato.

Le conseguenze per i deboli

Chi paga sono gli abitanti dei paesi dell’entroterra. Le cento famiglie sgomberate nell’Agrigentino non hanno una casa dove tornare finché le fiamme non saranno domate. I lavoratori della fabbrica di fuochi d’artificio rischiano il posto. I pazienti della clinica presidiata hanno vissuto ore di paura. E sullo sfondo c’è l’aria irrespirabile, i polmoni dei bambini che riempiono di fumo, ettari di macchia mediterranea che non ricresceranno prima di trent’anni. La Sicilia brucia non per fatalità: brucia perché qualcuno ha deciso che prevenire costa troppo e spegnere è politicamente più redditizio.

La domanda