Report Sicilia aveva posto una domanda precisa al sindaco di Agrigento Francesco Sodano sul caso della bicicletta della consigliera Elvira Mangione. Dal sindaco, per ora, nessuna risposta. In compenso arriva un video durissimo di Ismaele La Vardera, leader regionale di Controcorrente.

I fatti documentati sono due fotografie. Elvira Mangione, capogruppo di Controcorrente al Consiglio comunale, aveva pubblicato l'immagine di un'automobile parcheggiata davanti al portone di Palazzo di Città, indignandosi. Il giornale le dà ragione: quell'auto non doveva stare lì. Ma dalle foto in possesso della redazione emerge che la stessa consigliera, il 30 giugno alle ore 12:56, arriva davanti a Palazzo di Città in bicicletta e la assicura all'inferriata delle aiuole in prossimità dell'ingresso. La domanda rivolta al sindaco era semplice: si può fare? E soprattutto, perché a rispondere per il Comune è un dirigente politico regionale?

Questa è la notizia. Ma la domanda che pochi si pongono è chi conduce le città siciliane quando il sindaco eletto lascia parlare gli altri.

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Il meccanismo

La replica di La Vardera trasforma la vicenda in una contrapposizione tra automobile e bicicletta. Ma nessuno ha contestato alla consigliera l'uso delle due ruote. Nessuno ha scritto che andare in bici sia sbagliato o che una bici valga un'auto parcheggiata in quarta fila. La questione era un'altra, ed è rimasta lì: poteva quella bicicletta essere assicurata a quell'inferriata davanti a un edificio pubblico?

Il meccanismo è di scuola. Quando una domanda scomoda arriva a un'amministrazione, non la risponde chi ne è responsabile. Risponde il leader politico, spostando il discorso su un terreno dove è forte. La classe 1993 di Controcorrente, ex consulente del sindaco di Villabate per le politiche giovanili, conosce bene la comunicazione. Così il tema diventa la mobilità sostenibile, la polemica diventa un attacco politico al giornale, e la domanda originaria svanisce. Intanto, come ricostruisce Report Sicilia, appena la redazione tocca la maggioranza ripartono gli assalti social contro il quotidiano. Il sindaco tace, il capogruppo attacca, il leader regionale replica. Tre ruoli, un solo assente: chi governa.

Le conseguenze per i deboli

Il cittadino di Agrigento assiste a una scena che non lo riguarda e che lo riguarda tutti. Le sue domande sui tombini, sulle aiuole, sulle automobili davanti ai portoni non ricevono risposte dall'amministrazione che paga con le sue tasse. Riceve video di terzi, contrapposizioni regionali, guerre tra palchi. Chi ha un problema pratico davanti a Palazzo di Città non sa a chi rivolgersi: al sindaco muto o al leader di partito che risponde al posto suo.

Chi ci guadagna è la deriva del potere verso i vertici di partito, dove le domande dei territori diventano materiale di propaganda. Chi ci perde è la rappresentanza: un consiglio comunale che si misura su una bicicletta e mai sui bilanci, e un sindaco che ha trasformato il silenzio in metodo di governo.

La domanda