Domenica 23 agosto, primo pomeriggio: divampa un incendio in contrada Mastrissa, tra Taormina e Giardini Naxos. Le fiamme minacciano una decina di abitazioni e costringono a chiudere l'autostrada A18 Messina-Catania in entrambe le direzioni.
Sul posto sono scese le squadre dei vigili del fuoco. In cielo lavora un elicottero con il cestello. Il sindaco di Taormina Mario De Luca ha parlato di situazione tragica, con il rogo di vegetazione che avanzava verso le case. Le famiglie della zona hanno passato il pomeriggio a guardare il fumo salire dal colle, pronte a un ordine di evacuazione arrivato come ipotesi prima ancora che come provvedimento.
Questa è la notizia. Ma la domanda che pochi si pongono è perché ogni estate la stessa costa debba tornare in ginocchio, e perché dopo ogni incendio nessuno firma una responsabilità.
Il meccanismo
Il fuoco di contrada Mastrissa non è un evento isolato. È l'ennesima tessera di un mosaico che la Sicilia riassembla ogni agosto: caldo record, vegetazione secca, terreni abbandonati, boschi privi di manutenzione. La catena è nota. Il clima sposta il rischio, lo stato del territorio lo trasforma in disastro. E quando le fiamme arrivano vicino alle case, come a Taormina, si scopre che la prevenzione era rimasta sulla carta.
Nel meccanismo c'è anche il fattore umano. Gli incendi di vegetazione in Sicilia hanno in gran parte causa dolosa o colposa, lo scrivono ogni anno i rapporti dei vigili del fuoco. Chi accende sa che le indagini si perdono quasi sempre nel nulla. Il rogo brucia, l'A18 si chiude, l'elicottero vola a spese della collettività. Poi il silenzio. Nessun responsabile, nessuna bonifica del sottobosco programmata, nessuna pulizia delle fasce a protezione degli abitati. Il territorio resta esattamente com'era, pronto per l'estate successiva.
Le conseguenze per i deboli
Chi vive nelle case di contrada Mastrissa non ha piani B. Non ha una seconda casa né mezzi per allontanarsi al primo vento di scirocco. Mette la famiglia in macchina quando il fumo cambia direzione e spera nell'elicottero. Il commercante di Giardini Naxos vede chiudersi l'autostrada e con lei il flusso di turisti dell'ultima settimana di agosto. Il piccolo albergatore paga un disastro ambientale in fatturato.
C'è invece qualcuno che non perde nulla. Chi ha edificato dove non serviva tenere distanze dal bosco ha già incassato. Chi ha lasciato il terreno incolto aspetta che qualcun altro paghi la manutenzione che non ha fatto. Il costo del rogo, dal soccorso aereo alla viabilità bloccata, finisce interamente sulle spalle pubbliche. Come sempre, privatizziamo il profitto e collettivizziamo le fiamme.