Il 20 agosto 1977, a Ficuzza, frazione di Corleone, Cosa Nostra uccide il tenente colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo e il suo amico, il professore Filippo Costa. Oggi, 49 anni dopo, la cerimonia si tiene nella piazza intitolata all'ufficiale, dove sorge il monumento che ricorda le vittime. Presenti il prefetto Massimo Mariani, il comandante della Legione Carabinieri Sicilia Ubaldo Del Monaco, il comandante provinciale Luciano Magrini, il sindaco di Corleone Walter Rà, la figlia Benedetta Russo e la nipote Giulia Cosentino, insieme a una delegazione della sezione dell'Associazione nazionale carabinieri Sicilia. La cerimonia è iniziata con la rievocazione della figura dell'ufficiale, poi è stata letta la motivazione della Medaglia d'Oro.
Nella motivazione della Medaglia d'Oro al Valor Civile, concessa alla memoria, si legge: «Comandante di Nucleo investigativo operante in ambienti ad alto rischio e caratterizzato da tradizionale omertà». L'omertà era il terreno su cui Cosa Nostra coltivava il silenzio. La memoria pubblica è la risposta civile.
**Il meccanismo.**
Russo comandava il nucleo investigativo dei carabinieri. Conduceva indagini prolungate e difficili sui più eclatanti episodi di criminalità mafiosa della Sicilia occidentale tra gli anni Sessanta e Settanta, negli anni in cui la mafia costruiva il proprio potere e chi indagava era un bersaglio. Fu «proditoriamente fatto segno a colpi d'arma da fuoco in un vile agguato», come recita la motivazione. Il meccanismo di allora è noto: uccidi l'investigatore, e l'indagine muore con lui. Il professor Costa non era un bersaglio: era l'amico sbagliato, nel posto sbagliato. Il potere mafioso non conta le vittime collaterali.
**Le conseguenze per i deboli.**
La commemorazione non è un rito. È il modo con cui una comunità tiene aperta la domanda che l'omertà vorrebbe chiudere per sempre. La presenza delle istituzioni, 49 anni dopo, a Ficuzza, dice che quella strategia ha fallito: oggi gli investigatori sanno che la memoria di chi li ha preceduti è pubblica, che non saranno dimenticati. Ma dice anche che la memoria va coltivata ogni anno, con la stessa pazienza delle indagini, perché il silenzio non è mai sconfitto in via definitiva. Un dettaglio vale più di molti discorsi: la piazza intitolata a Giuseppe Russo è a Ficuzza, frazione di Corleone. La città che ha dato i natali ai boss oggi porta il nome dell'ufficiale che li indagava. È il segno che la memoria, quando è coltivata, vince sulla geografia dell'omertà.
**La domanda.**
Se l'omertà era il terreno su cui si uccideva, quanto di quel terreno è rimasto, 49 anni dopo, nei quartieri e nelle stanze del potere?