**A Maddalusa, contrada di Agrigento, l'acqua non arriva. I residenti la aspettano da giorni. Le autobotti — quando arrivano — riforniscono le case vacanza, non chi ci vive tutto l'anno.** Giuseppe Di Rosa, che abita nella zona, lo dice senza giri di parole: “Se fossi stato io il sindaco, avrei garantito l'acqua ai residenti”.

Non è un guasto tecnico. È una scelta politica. Quando l'acqua scarseggia, qualcuno decide chi riceve e chi resta a secco. E la gerarchia è chiara: primo il turismo, poi i residenti. Il diritto fondamentale all'acqua diventa una variabile del mercato immobiliare.

Il meccanismo

Il Consiglio comunale di Agrigento ha già indicato la soluzione: sistemare la rete idrica di contrada Maddalusa, garantire un rifornimento continuo. Ma le delibere restano carta. Intanto il silenzio dell'assessore competente — Riccobene — è totale. L'AICA, la società che gestisce l'acqua nella provincia, non risponde. Il sindaco organizza sceneggiate con autobotti per le telecamere, ma i residenti restano all'asciutto.

Il problema non è la siccità. Il problema è la gestione. La rete idrica agrigentina perde oltre il 50 per cento dell'acqua immessa. Le condotte sono colabrodo, gli investimenti pubblici insufficienti, la manutenzione rimandata da decenni. I fondi europei per l'ammodernamento delle reti restano in gran parte non spesi, bloccati da gare d'appalto che si trascinano per anni o da progetti mal scritti che la burocrazia respinge. I Comuni non hanno tecnici, le società di gestione non hanno convenienza a riparare: meglio la gestione dell'emergenza, che giustifica aumenti tariffari e autobotti a pagamento. E quando il rubinetto resta a secco, la responsabilità viene scaricata sul clima.

Le conseguenze per i deboli

I residenti di Maddalusa — famiglie, anziani, persone che vivono tutto l'anno nella contrada — si trovano a fare i conti con un'estate di 40 gradi senza acqua corrente. Le cassette d'acqua distribuite dal Comune non risolvono il problema. “L'acqua va data ai residenti, non alle case vacanza”, ripete Di Rosa. Chi può permettersi un pozzo privato sopravvive, a proprie spese, scavando decine di metri nel terreno arido della contrada. Chi non ha risorse aspetta — l'autobotta quando arriva, la mezza tanica d'acqua per cucinare, la doccia saltata. L'acqua pubblica — il bene comune per eccellenza — è diventata un privilegio.

La domanda