**Il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani sale sul podio di Sala d'Ercole con due numeri in mano: 881 milioni di euro per i termovalorizzatori di Palermo e Catania, e il rating migliorato da Moody's (Baa2) e S&P (BBB+).** Ma la stessa relazione annuale che celebra i conti in ordine tace su ciò che quei numeri non dicono.
Non è retorica: in Sicilia le liste d'attesa sanitarie peggiorano mentre migliorano in sedici Regioni su ventuno. Il rispetto dei tempi massimi per le prime visite è crollato dall'87,2 al 79,7 per cento. Per gli esami diagnostici dal 75,9 al 71,9. Sono dati Agenas, non opinioni. E dicono che la seconda Sicilia — quella delle visite rinviate e degli assessori sotto inchiesta — non è mai salita sul podio.
Il meccanismo
Il racconto ufficiale poggia su due pilastri: i termovalorizzatori e il risanamento finanziario. Sugli impianti, il cronoprogramma prevede l'affidamento dei lavori nella primavera 2027 e l'avvio entro fine 2028. L'investimento è reale, 881 milioni dal Fondo Sviluppo e Coesione. Ma per adesso sono progetti, non cantieri. Sui conti, il giudizio delle agenzie certifica la capacità della Regione di pagare i debiti. Non la qualità della sanità, l'efficienza dell'amministrazione o la tenuta della coalizione.
Poi c'è la zona d'ombra che Schifani ha scelto di non illuminare. L'assessora al Turismo Elvira Amata è rinviata a giudizio per corruzione e ancora in carica. Due deputati di Forza Italia — Mancuso e Gallo Afflitto — finiti ai domiciliari per corruzione. La mozione di censura delle opposizioni sulle vicende See Sicily e Cannes mai arrivata in Aula. Il presidente ha derubricato tutto alla “sfera della responsabilità penale personale”.
Le conseguenze per i deboli
Nel 19,1 per cento dei casi, in Sicilia il paziente contatta il Cup quando i termini per ricevere la prestazione sono già scaduti. Una percentuale tra le più alte d'Italia. Sei milioni stanziati per il SovraCup, ma la Corte dei conti ha già avvertito: lo strumento da solo non risolve il problema. Intanto le riforme delle Province, dei Consorzi di bonifica e degli enti locali sono state affossate dal voto segreto. La maggioranza che vota in Aula non è la stessa che conta i voti nei partiti.