Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha presentato all'Ars il bilancio di quattro anni di governo. Cinquemila miliardi di avanzo, dice. Termovalorizzatori, sblocco delle assunzioni, conti in ordine.

"Il mio governo ha sempre tenuto una linea improntata al rigore, alla trasparenza e al rispetto delle istituzioni." Parla di rigore, Schifani. Lo stesso rigore con cui ha revocato e poi reintegrato assessori indagati. Lo stesso rigore che invoca mentre attorno a lui i partiti si sbriciolano.

Il meccanismo

Il presidente sceglie Sala d'Ercole per il monologo. L'Ars ascolta. Cinque miliardi di avanzo — una cifra che farebbe brillare gli occhi a qualsiasi amministratore. Peccato che la sanità pubblica affondi, che le liste d'attesa crescano, che i Comuni aspettino fondi promessi da anni. I numeri sono veri. Ma la domanda è: a cosa servono quei cinque miliardi, se chi vive in Sicilia non vede miglioramenti?

Schifani difende la linea del rigore sulla questione morale. Ha revocato due assessori di un partito finito sotto inchiesta. Poi li ha reintegrati quando, dice, "l'evoluzione delle indagini ha circoscritto le contestazioni". Articolo 27 della Costituzione: la presunzione di innocenza. Perfetto sulla carta. Peccato che la politica non sia un'aula di tribunale. Il meccanismo è semplice: si nominano assessori, si aspettano le inchieste, si revoca quando scoppia lo scandalo, si reintegra quando l'attenzione cala. Il cerchio si chiude.

Le conseguenze per i deboli

I 5 miliardi di avanzo pesano come un macigno sulla coscienza della Regione. La sanita pubblica arretra: le liste d'attesa peggiorano, gli esami diagnostici sotto l'80% di copertura. I Comuni aspettano trasferimenti. I lavoratori aspettano risposte. I cinque miliardi sono lì, fermi, mentre l'Isola brucia, letteralmente, e i servizi essenziali scricchiolano. Chi ci guadagna? Il consenso politico, le nomine, il sistema di potere che tiene insieme la maggioranza. Chi ci perde? Ogni siciliano che ha bisogno di una visita specialistica, di un posto di lavoro, di un servizio pubblico che funzioni.

La domanda