Le bande organizzate colpiscono le aziende agricole della piana di Catania. Confagricoltura ha scritto al prefetto Signoriello. Furti, rapine, incursioni notturne. I piccoli imprenditori agricoli non sanno più a chi rivolgersi. La campagna è diventata terra di nessuno.
Non è criminalità comune. È la conseguenza di un abbandono. Le campagne attorno a Catania sono vaste, illuminate male, controllate poco. I carabinieri fanno quello che possono, ma le risorse sono quelle che sono. Le bande lo sanno. E colpiscono sapendo di avere via libera.
Il meccanismo
Il meccanismo è la sottrazione progressiva dello Stato dal territorio. Meno controlli, meno investimenti in sicurezza, meno illuminazione pubblica, meno vigilanza. Ogni taglio alla spesa pubblica per la sicurezza del territorio apre uno spazio che la criminalità organizza riempie. Non servono grandi organizzazioni mafiose per rubare trattori e bestiame. Basta un gruppo organizzato che conosce il territorio e sa che nessuno arriverà in tempo.
Confagricoltura scrive al prefetto, ma il prefetto non ha risorse infinite. Le forze dell’ordine sono sotto organico. Le telecamere di sorveglianza sono poche. Le ronde notturne quasi inesistenti. I furti nelle campagne sono diventati un’emergenza silenziosa: non fanno notizia come una rapina in città, ma distruggono vite e imprese.
Le conseguenze per i deboli
L’agricoltore che subisce un furto di trattori o attrezzature non ha i soldi per ricomprare tutto. Il piccolo imprenditore agricolo lavora con margini strettissimi: un furto può significare la chiusura. Le bande non colpiscono i grandi latifondisti, colpiscono le aziende familiari, quelle che non possono permettersi vigilanti privati o sistemi di sicurezza sofisticati.
E mentre le campagne diventano insicure, chi lavora la terra si sente sempre più solo. Confagricoltura denuncia, il prefetto riceve la lettera, ma sul campo non cambia nulla. I furti continuano, le rapine si ripetono, gli agricoltori si chiedono se vale ancora la pena investire in una terra che lo Stato non protegge. Intanto la piana di Catania, una delle più fertili d’Italia, perde colpi.