In Sicilia si perde oltre la metà dell'acqua potabile. Ogni anno, quasi un miliardo di euro si dissolve in condotte malandate, contatori manomessi e allacci abusivi. A Siracusa la dispersione raggiunge i due terzi: l'acqua esce dai rubinetti di un terzo delle famiglie.

Non è siccità. Non è cambiamento climatico. È incuria, indifferenza, cialtroneria amministrativa. Il 50 per cento di perdite non è una fatalità: è la fotografia di un sistema che non funziona e di una classe dirigente che preferisce la retorica alla manutenzione.

Il meccanismo

Le cause sono note da decenni: reti idriche obsolete, manutenzione assente, contatori vecchi spesso manomessi. A questo si aggiungono i furti d'acqua, soprattutto in agricoltura, dove gli allacci abusivi sono sistematici. Il dato regionale, superiore al 50 per cento, colloca la Sicilia tra le peggiori regioni d'Italia insieme a Basilicata, Abruzzo e Sardegna. Solo Trapani esibisce un dato relativamente decente: 17 per cento di perdite. Palermo e Catania superano la metà.

La politica rifugge dal misurarsi con le cose difficili. Ama la laudatio di sé stessa, i tagli del nastro, i comunicati stampa. I fondi europei per l'ammodernamento delle reti arrivano e scadono. I progetti restano nei cassetti. L'Unione Europea stanzia decine di milioni per la manutenzione idrica, ma la burocrazia regionale non riesce a spenderli. Mentre l'acqua si perde nelle campagne, i burocrati si perdono in circolari, delibere, determine che non portano mai a un cantiere. E intanto i rubinetti dei siciliani restano a secco. Le perdite continuano.

Le conseguenze per i deboli

L'agricoltura siciliana — il cuore dell'economia dell'Isola — boccheggia. Mentre i pozzi si svuotano, l'acqua che potrebbe irrigare i campi si disperde in condotte che nessuno ripara. Il reddito cala, la qualità della vita degrada. Gli agricoltori vedono i loro investimenti prosciugarsi. I cittadini pagano bollette tra le più alte d'Italia per un servizio che funziona a singhiozzo. L'acqua diventa un privilegio, non un diritto. I cittadini pagano bollette sempre più salate per un servizio che funziona a metà.

E intanto, nelle giornate di caldo estremo — ormai sempre più frequenti — i rubinetti restano a secco in interi quartieri. Moriamo di caldo e di sete mentre l'acqua se ne va per strada, inosservata.

La domanda