**Boris Giuliano, capo della Squadra Mobile di Palermo, fu ucciso il 21 luglio 1979. Aveva 48 anni. Lo uccisero mentre face colazione al bar, davanti a suo figlio.** A Palermo lo hanno ricordato oggi. Il sindaco Lagalla dice: “Il suo esempio continua a rappresentare un punto di riferimento”. Giuliano indagava sui flussi di denaro di Cosa Nostra. Aveva scoperto il traffico di eroina tra Sicilia e Stati Uniti. Sapeva troppo.

Non è la commemorazione di un eroe solitario. È la fotografia di un sistema che, ancora oggi, non ha fatto i conti fino in fondo con ciò che Giuliano rappresentava: un poliziotto che fece il proprio dovere fino in fondo, e per questo fu eliminato. Il silenzio che seguì la sua morte, le depistaggi, i processi infiniti, le verità nascoste per decenni: tutto questo è il contraltare della commemorazione pubblica.

**Il meccanismo.**
Giuliano indagava sui soldi. Aveva ricostruito i flussi finanziari che collegavano Palermo a New York, i proventi dell’eroina trasformati in investimenti immobiliari e societari. Aveva capito che Cosa Nostra non era solo violenza: era un sistema economico che si nutriva di complicità bancarie, politiche, professionali. Per questo lo uccisero. Non per un regolamento di conti. Per un disegno preciso: eliminare chi stava ricostruendo il puzzle dei rapporti tra mafia e potere. La sua agenda, mai ritrovata, conteneva nomi e numeri che ancora oggi aspetterebbero verità.

**Le conseguenze per i deboli.**
Giuliano non è solo un nome nella storia della lotta alla mafia. È il simbolo di un Paese che per decenni ha lasciato che le famiglie mafiose gestissero quartieri, appalti, voti. Chi paga ancora oggi il prezzo di quella stagione sono i cittadini dei quartieri popolari di Palermo, Brancaccio, lo Zen, Ballarò, dove Cosa Nostra ha continuato a reclutare giovani senza futuro, a imporre estorsioni, a decidere chi lavora e chi no. La commemorazione è giusta. Ma non basta. Il sistema che Giuliano aveva cominciato a smontare è ancora in piedi, solo più silenzioso.

**La domanda.**
A 47 anni dalla morte di Boris Giuliano, dopo decine di maxi-processi e centinaia di pentiti, i quartieri di Palermo sono più liberi di allora? E se la risposta è no, a cosa è servita tutta quella memoria?