**Dal 1990 i salari in Italia sono calati del 6,6% in termini reali. Non sono cresciuti meno dell’inflazione. Sono calati.** A certificarlo è l’Ufficio Parlamentare di Bilancio, l’ente indipendente che analizza i conti pubblici. Il rapporto parla di salari stagnanti e più diseguali. Tre decenni in cui il costo della vita è aumentato, le case sono diventate inaccessibili, le bollette sono triplicate, e il potere d’acquisto dei lavoratori è arretrato. Di oltre sei punti percentuali. Le riforme Irpef, dice l’Upb, hanno sostenuto i redditi medio-bassi. Ma non hanno cambiato la tendenza di fondo. Perché il problema non è fiscale. È strutturale.
Non è la fotografia di un‐economia che non cresce. È la radiografia di un patto sociale che si è rotto. Da 33 anni chi lavora guadagna meno, in termini reali, di quanto guadagnava chi lavorava prima. La produttività è aumentata. I profitti pure. I salari no.
**Il meccanismo.**
Il meccanismo è semplice: contratti collettivi che non si rinnovano per anni, precariato che sostituisce il lavoro stabile, delocalizzazioni che comprimono il costo del lavoro, autonomia differenziata che rischia di allargare il divario Nord-Sud. Il risultato è che un lavoratore italiano oggi guadagna meno di suo padre alla stessa età, a parità di potere d’acquisto. E in Sicilia la situazione è ancora peggiore: i salari medi sono i più bassi d’Italia, la disoccupazione giovanile supera il 30%, il lavoro nero è una piaga endemica. Il dato nazionale del -6,6% è già grave. Nelle regioni del Sud il calo è ancora più marcato, perché a salari bassi si aggiunge un costo della vita che non è proporzionale al reddito.
**Le conseguenze per i deboli.**
Un lavoratore con uno stipendio che non cresce da tre decenni non è un lavoratore che può pianificare. Non compra casa, non mette su famiglia, non investe in formazione. L’effetto è la fuga dei cervelli: i giovani siciliani laureati cercano lavoro al Nord o all’estero, perché qui non trovano un salario che valga la pena. Chi resta, spesso accetta lavori sottopagati, in nero, senza tutele. L’Upb dice che le disuguaglianze sono aumentate. Tradotto: i ricchi sono diventati più ricchi, i poveri più poveri, e la classe media è stata schiacciata. In Sicilia, dove il costo della vita è solo leggermente inferiore a quello del Nord mentre i salari sono la metà, la classe media è quasi scomparsa.
**La domanda.**
Il ministro dell’Economia, di fronte al rapporto Upb, parlerà di “congiuntura internazionale”. Ma 33 anni non sono una congiuntura. Sono una scelta politica. La domanda è: se i salari reali continueranno a scendere, cosa resterà della democrazia economica in questo Paese?