**«È allucinante vedere mezzo litro d’acqua venduto a 3 o 4 euro. Costa più della benzina. Speculare sull’acqua è immorale, è un bene primario».** A parlare è Matteo Bassetti, primario di Malattie Infettive del San Martino di Genova. Lo fa nel pieno dell’ondata di caldo che sta strettoiando l’Italia: 18 città con bollino rosso, temperature che toccano i 42°C, decine di migliaia di persone esposte a colpi di calore e disidratazione. In aeroporti, autostrade, stazioni ferroviarie, stadi, l’acqua — un bene primario, essenziale per la sopravvivenza nelle ore più calde — viene venduta a prezzi che sfiorano i 4 euro per 500 millilitri. Più di un litro di benzina. Più di una birra media.

Non è un caso isolato di “caro prezzi”. È la logica del mercato applicata a ciò che non dovrebbe avere prezzo. L’acqua non è un accessorio. È un diritto. La speculazione sui beni primari durante un‐emergenza climatica è il segno che il profitto ha superato ogni limite etico.

**Il meccanismo.**
Il meccanismo è semplice e spietato: in luoghi di transito obbligato — aeroporti, stazioni, autogrill, ospedali — i gestori fissano il prezzo che vogliono. Il viaggiatore non ha alternative. Non può uscire, non può rifiutarsi di bere. I contratti di concessione favoriscono questo modello: chi vince la gara per la gestione del bar o del distributore automatico paga un canone alto allo Stato o al Comune, e se lo ripaga sui prezzi. L’acqua diventa il prodotto su cui il margine è più alto. In più, la siccità e la crisi climatica stanno rendendo l’acqua sempre più rara in molte zone d’Italia. La legge della domanda e dell’offerta si applica anche ai beni essenziali. Ed è qui che il sistema mostra il suo volto peggiore.

**Le conseguenze per i deboli.**
Una famiglia in viaggio che compra due bottiglie d’acqua in autostrada spende 6-8 euro. Chi viaggia in treno per lavoro e si deve idratare durante l’ondata di caldo paga un sovrapprezzo che non può evitare. Gli anziani, i malati cronici, i pendolari a basso reddito sono i primi a subire questa speculazione. Perché l’idratazione non è un‐opzione: è una necessità medica. E mentre Bassetti denuncia, mentre i medici raccomandano di bere almeno due litri al giorno per evitare colpi di calore, nei luoghi pubblici italiani l’acqua costa come uno champagne low-cost. In Sicilia, dove il caldo record ha raggiunto i 45°C in alcune zone interne e l’emergenza idrica colpisce decine di Comuni, il paradosso è ancora più feroce: l’acqua manca nei rubinetti, ma nei distributori automatici si vende a prezzi da oro.

**La domanda.**
Se l’acqua è un diritto, come dice la Costituzione e come ricorda Bassetti, perché il mercato può decidere il suo prezzo in base alla sete delle persone? E perché in un Paese che dichiara l’emergenza climatica non esiste un tetto massimo al prezzo dell’acqua nei luoghi pubblici?