CATANIA. Un’ambulanza arriva per soccorrere un anziano. I familiari del paziente aggrediscono verbalmente i sanitari, li minacciano. Intervengono i carabinieri. Due persone denunciate. Non è un caso isolato. Le aggressioni al personale sanitario in Sicilia sono aumentate del 30% nell’ultimo anno. Pronto soccorso presi d’assalto, infermieri che lavorano nel terrore.
Non è una questione di inciviltà. È il sintomo di un sistema sanitario che collassa. Quando i cittadini aspettano ore in barella, quando le liste d’attesa sono infinite, quando non si trova un medico di base, la rabbia esplode. Contro il bersaglio sbagliato: chi cura.
**Il meccanismo.**
Il meccanismo è a catena. I tagli alla sanità pubblica riducono il personale, allungano le attese, aumentano la tensione. I pronto soccorso sono il punto di caduta di tutte le inefficienze del sistema. Chi arriva trova un infermiere stressato, un medico che ha visto 80 pazienti in turno, nessuno che spiega, nessuno che ascolta. Ore di attesa su una barella in corridoio, senza acqua, senza informazioni, senza sapere quando arriverà il turno. La rabbia monta, cresce, diventa disperazione. E scoppia. Sempre contro il bersaglio sbagliato.
L’assessore regionale alla Salute promette più personale. La promessa è vecchia di anni. Le aggressioni aumentano. I sanitari denunciano, ma denunciare non riempie i reparti, non riduce le liste d’attesa, non aumenta gli stipendi di chi lavora in condizioni impossibili. Il sistema reagisce con le virgolette: servono più forze dell’ordine negli ospedali. Non più medici, non più infermieri, non più posti letto. Soldati per presidiare un pronto soccorso che dovrebbe curare, non essere un campo di battaglia. Non servono più infermieri e medici. La sicurezza si fa con le divise, non curando meglio.
**Le conseguenze per i deboli.**
I primi a pagare sono i pazienti. Un medico che lavora nella paura non cura bene. Un infermiere aggredito si licenzia o chiede il trasferimento. I reparti si svuotano. Le liste d’attesa si allungano. E i più deboli — anziani, poveri, malati cronici — restano senza assistenza. Chi ha soldi va nel privato. Chi non ha, aspetta e spera.
**La domanda.**
Se aggredire chi cura diventa la normalità in un sistema sanitario che non cura, la colpa è solo di chi alza le mani o di chi ha ridotto la sanità pubblica a un campo di battaglia?