“Il privato è pubblico e il pubblico è privato. Quando fai un programma di inchieste sulla corruzione del potere, non puoi permetterti di essere amico fraterno di uno come Valter Lavitola”. Lo ha detto Giovanna Botteri, giornalista, intervistata a Pratovecchio. Il destinatario è Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, finito al centro di un caso che mescola inchieste giornalistiche e conflitti d’interessi. La Rai fa verifiche su fonti e correttezza.
Non è una polemica tra colleghi. È il nodo strutturale del giornalismo d’inchiesta in Italia: chi denuncia la corruzione deve essere inattaccabile. In un Paese dove il potere economico e politico si intreccia, la credibilità è l’unica arma. Se anche quella si spezza, chi denuncerà i corrotti?
**Il meccanismo.**
Il meccanismo è sottile e letale. Funziona per erosione: non serve una pistola per uccidere un’inchiesta, basta un dubbio, un’amicizia compromettente, una foto sbagliata al momento sbagliato. Valter Lavitola è un personaggio noto: coinvolto in inchieste su corruzione, riciclaggio, rapporti con i servizi segreti. Se un conduttore di Report, il programma che ha fatto della lotta alla corruzione la sua bandiera, intrattiene rapporti di amicizia con lui, il cortocircuito è immediato: ogni futura inchiesta sarà contestabile, ogni denuncia sarà indebolita dal sospetto.
La Rai ha convocato il comitato etico. Fratelli d’Italia ha presentato un esposto. Ranucci si difende: “Tranquillissimo”. Ma il danno è fatto. Perché nel sistema mediatico italiano, dove i poteri forti cercano ogni appiglio per delegittimare le inchieste, un’amicizia sbagliata vale più di cento servizi giornalistici. Basta un sospetto per gettare un’ombra lunga su anni di lavoro.
**Le conseguenze per i deboli.**
Le conseguenze le pagano i cittadini. Ogni inchiesta indebolita, ogni reportage messo in discussione, ogni servizio archiviato nel dubbio, è una verità in meno per i cittadini. I potenti possono tirare un sospiro di sollievo: “Vedete? Anche loro sono come noi”. La corruzione può continuare indisturbata, protetta dall’ombra del conflitto d’interessi. I più deboli restano senza voce, senza un giornalismo libero, senza giustizia, senza possibilità di difendersi.
**La domanda.**
Se chi dovrebbe denunciare i corrotti ha legami di amicizia con i corruttori, chi potrà ancora fidarsi del giornalismo d’inchiesta italiano?