Il ministero della Salute ha confermato il bollino rosso su Catania e su gran parte del Centro-Sud. Per giorni la colonnina di mercurio non scenderà sotto i 39 gradi percepiti. La protezione civile regionale ha emesso un avviso di pericolosità alta per incendi. Intanto, da Castronovo a Catania, i roghi si moltiplicano e le città soffrono.
Non è un'emergenza meteorologica. È una crisi strutturale che la politica ignora. Ogni estate il termometro sale, ogni estate i bollettini annunciano l'allarme, ogni estate il sistema si scopre impreparato. La Sicilia brucia, la Sicilia soffoca, la Sicilia aspetta un piano di adattamento climatico che non arriva mai.
Il meccanismo
Il caldo estremo non colpisce tutti allo stesso modo, e questa è la sua ingiustizia più profonda. Chi ha l'aria condizionata in ogni stanza, chi può restare in casa tutto il giorno, chi ha un lavoro d'ufficio climatizzato, sopravvive all'ondata di calore senza danni. Chi lavora nei campi sotto il sole a picco, chi opera nei cantieri edili, chi vive in case popolari senza isolamento termico e senza impianti di raffrescamento, subisce sulla propria pelle ogni grado in più. Il meccanismo è crudelmente di classe: i poveri sono più esposti, i ricchi sono protetti. A Catania le fasce più deboli abitano nei quartieri popolari come San Cristoforo o Librino, senza un albero, senza una panchina all'ombra, con edifici che trattengono il calore come forni. Quando scatta l'allerta rossa del ministero, per loro non c'è un piano. C'è solo il silenzio.
Le conseguenze per i deboli
Gli anziani sono i primi a morire durante le ondate di calore: ogni estate l'Istat registra un picco di mortalità tra gli over 75 nei giorni di bollino rosso. I malati cronici — cardiopatici, ipertesi, diabetici — vedono aggravarsi le loro condizioni perché il calore disidrata e affatica il cuore. I bambini passano le giornate in case surriscaldate senza poter uscire, senza parchi, senza un angolo d'ombra. I lavoratori all'aperto — edili, agricoltori, netturbini, facchini — sono costretti a scegliere ogni giorno tra la busta paga e la salute. Le città siciliane, un tempo costruite per resistere al sole con vicoli stretti e pietre chiare, oggi sono trappole di asfalto e cemento che assorbono il calore e lo restituiscono di notte. E non c'è un albero in più piantato, non ci sono pensiline ombreggiate, non c'è un piano caldo comunale che funzioni.