Due reparti del carcere di Piazza Lanza, a Catania, sono finiti sotto il controllo dei detenuti. Agenti feriti. La struttura circondata da forze dell'ordine. È la fotografia del fallimento di un sistema penitenziario che il sindacato Consipe aveva denunciato da mesi: «Una polveriera pronta a esplodere».
Quanto sta accadendo a Piazza Lanza non è una fatalità. È la cronaca di un disastro annunciato. Il carcere di Catania ha un sovraffollamento che sfiora il 170%. Mancano all'appello più di 60 agenti. La popolazione detenuta è sempre più aggressiva, sempre più spesso affetta da disagi psichiatrici senza alcun supporto sanitario.
Il meccanismo
Il meccanismo è matematico: quando in una struttura ci sono il doppio dei detenuti rispetto ai posti disponibili — a Piazza Lanza il sovraffollamento sfiora il 170% — quando la sorveglianza è affidata a un personale ridotto di oltre 60 unità, quando le cure psichiatriche sono inesistenti e i detenuti con disturbi mentali vengono lasciati in cella senza alcun supporto, la tensione sale in modo esponenziale. I detenuti organizzano proteste, occupano reparti, prendono il controllo delle sezioni. Gli agenti — lasciati soli, senza rinforzi, senza un piano di sicurezza — subiscono violenze e umiliazioni. La situazione degenera senza che nessuno intervenga. Lo Stato non controlla più il carcere: lo subisce. Mimmo Nicotra del Consipe lo ha detto chiaramente: «Questa è la firma del fallimento della politica gestionale dell'Amministrazione penitenziaria».
Le conseguenze per i deboli
A pagare sono tutti, ma non allo stesso modo. I detenuti vivono in condizioni disumane, ammassati in celle pensate per la metà delle persone, senza accesso a cure mediche adeguate, senza spazi per il minimo decoro. Gli agenti lavorano in un clima di terrore quotidiano, senza i mezzi e gli uomini per garantire la sicurezza, con turni massacranti che logorano il fisico e la mente. La magistratura di sorveglianza non riesce a seguire i casi perché i numeri sono schiaccianti e le risorse insufficienti. E fuori dal carcere, la comunità si domanda come si possa perdere il controllo di due reparti senza che il governo intervenga prima. Il sovraffollamento non è un problema astratto da dibattito televisivo: è una violenza istituzionale concreta che genera altra violenza.