I carabinieri del centro anticrimine natura hanno sequestrato un impianto di recupero e trattamento rifiuti a Racalmuto, in provincia di Agrigento. Duemilacinquecento metri quadrati sequestrati. Quattro macchine operatrici. Ventuno imbarcazioni provenienti da Lampedusa. Cinquanta contenitori da mille litri, alcuni pieni di oli esausti. Dieci cassoni in ferro con rifiuti di ogni tipo.

Non è un caso isolato. È la fotografia di un sistema che trasforma il territorio in discarica, che confonde recupero con smaltimento illegale, che trasforma i rifiuti in denaro sporco. Con il supporto dei tecnici dell'Arpa Sicilia, i militari hanno scoperto difformità rispetto alla normativa ambientale e alle prescrizioni autorizzative.

Il meccanismo

Il meccanismo dell'ecomafia è collaudato e redditizio. Si ottiene un'autorizzazione per il recupero dei rifiuti, magari vera, e si trasforma l'impianto in una discarica abusiva. I costi di smaltimento legale sono altissimi: trasporto, trattamento, certificazioni, bonifica. L'illegale costa un decimo. Si mescolano rifiuti pericolosi con quelli ordinari, si trattano in modo improprio sostanze tossiche come oli esausti e rifiuti solidi urbani indifferenziati, non si bonifica nulla. La differenza tra costo legale e costo illegale finisce nei profitti di chi ha organizzato il giro. A Racalmuto hanno sequestrato anche 21 barche usate dai migranti sbarcati a Lampedusa: un dettaglio agghiacciante che mostra quanto il business dell'illegalità sia trasversale, capace di infilarsi in ogni fessura del sistema.

Le conseguenze per i deboli

Racalmuto è un comune di ottomila abitanti nell'entroterra agrigentino. Un territorio già segnato dalla povertà, dalla disoccupazione giovanile al 40% e dallo spopolamento. Un impianto di rifiuti illegale — con oli esausti, rifiuti pericolosi, barche in putrefazione provenienti dalle rotte migratorie — significa terra avvelenata, falde acquifere contaminate, aria irrespirabile per chi ci vive e per chi ci lavora. I più poveri non possono comprare acqua in bottiglia ogni giorno, non possono trasferirsi altrove, non possono proteggersi con filtri e depuratori. Restano intrappolati in un ambiente che si ammala giorno dopo giorno. Le analisi sui materiali sequestrati sono in corso, coordinate dalla procura di Agrigento. Ma anche quando faranno il loro corso, la terra resterà contaminata.

La domanda