REGIONE SENZA TESTA — Da 26 anni le progressioni dei funzionari sono bloccate. Il Cobas-Codir all'Ars: "La dirigenza è al collasso, approvate la riforma"
Palermo — "Da 26 anni è preclusa ogni possibilità di progressione a causa della mancata attuazione della riforma della dirigenza". Dario Matranga e Marcello Minio, segretari generali del Cobas-Codir — il sindacato autonomo più rappresentativo dei lavoratori della Regione Siciliana — hanno lanciato un appello al presidente della Prima Commissione Affari Istituzionali dell'Ars, onorevole Ignazio Abbate. Chiedono l'urgente calendarizzazione del disegno di legge sull'ordinamento della dirigenza. Ventisei anni. Un quarto di secolo senza progressioni di carriera.
Non è un intoppo burocratico. È la paralisi della pubblica amministrazione siciliana. Ventisei anni senza concorsi, senza avanzamenti, senza ricambio generazionale. I funzionari della Regione invecchiano nei loro uffici mentre i giovani non possono entrare. Ora l'ondata di pensionamenti rischia di "generare il caos nell'ordinamento regionale", avverte il sindacato. E intanto le poltrone restano calde, le nomine politiche continuano, e la macchina amministrativa si blocca.
Il disegno di legge sull'ordinamento della dirigenza giace in commissione. Il sindacato denuncia che "un ulteriore stallo vanificherebbe il lavoro svolto finora, sprecando una irripetibile congiuntura favorevole di straordinaria condivisione tra forze parlamentari, governo e organizzazioni sindacali". Traduzione: tutti dicono di essere d'accordo, nessuno mette la legge all'ordine del giorno. Il meccanismo è il classico siciliano: si bloccano le riforme che servono ai cittadini e si accelerano quelle che servono ai politici. L'attuale incertezza normativa — aggiungono Matranga e Minio — "rischia di irrigidire i processi decisionali e penalizzare l'erogazione dei servizi a cittadini e imprese". Il nuovo assetto organizzativo è propedeutico all'indizione di nuovi bandi. Ma a palazzo dei Normanni il tempo scorre lento quando si tratta di servizi pubblici.
Le conseguenze per la collettività
Chi paga sono i cittadini siciliani, che aspettano risposte dalla Regione e si ritrovano una macchina amministrativa paralizzata perché mancano i dirigenti. I funzionari più esperti vanno in pensione, quelli giovani non possono entrare. E i pochi che restano sono bloccati da 26 anni, senza possibilità di crescita, senza stimoli, senza incentivi. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: autorizzazioni che impiegano anni, bandi che non partono, servizi pubblici che funzionano a singhiozzo. E mentre la burocrazia si impantana, le nomine politiche continuano a piovere: dirigenti scelti per fedeltà, non per competenza.