Quindici arresti, di cui due minorenni. Un fucile d'assalto AK-47 sequestrato, 8 pistole semplici automatiche, un revolver, una penna-pistola. Oltre 400 cartucce. Diciotto chili di marijuana, un chilo e trecento grammi di cocaina, trecento grammi di crack. L'operazione "Alto Impatto" della squadra mobile di Catania ha colpito i quartieri di Librino, Picanello, San Cristoforo, San Giorgio, Barriera.

«Non è un blitz come gli altri. È la fotografia di un sistema criminale che ha abbassato l'età della violenza. Armi da guerra in mano a ventenni. Baby gang che gestiscono piazze di spaccio. Social network usati per incitare all'odio e organizzare spedizioni punitive. Il futuro è già in vendita, e costa meno di una dose di crack.»

Il meccanismo

Il meccanismo è duplice. Da un lato, lo spaccio: le piazze di Librino e Picanello restano tra le più redditizie della città, con un giro di droga che rifornisce mezza provincia. I minorenni vengono usati perché la legge li tratta diversamente: niente carcere se non per reati gravi, misure alternative, comunità. Per le organizzazioni sono manodopera a basso costo processuale.

Dall'altro lato, le armi. Un fucile d'assalto AK-47 non serve per difendere una piazza: serve per fare guerra. Le pistole recuperate parlano di conflitti tra bande, di regolamenti di conti, di un territorio conteso a colpi di proiettili. Il monitoraggio dei profili social ha portato all'individuazione di 973 profili con messaggi di incitamento all'odio e alla violenza.

Le conseguenze per i deboli

Chi paga sono i quartieri. Librino, Picanello, San Cristoforo sono quartieri popolari dove la criminalità giovanile ruba il futuro ai ragazzi. Un minorenne che a 16 anni spaccia per una gang difficilmente troverà un lavoro a 20. La scuola, il lavoro, i centri sociali non competono con il guadagno facile di una piazza di spaccio. I morti ammazzati in piazza Beppe Montana, le sparatorie, le rapine: tutto questo ha un prezzo che pagano i residenti, intrappolati tra la paura e l'omertà.

La domanda