330 posti di lavoro a rischio nello stabilimento Pfizer di Catania. Il Consiglio comunale si riunisce in seduta straordinaria e respinge la versione dell'azienda: "Non è crisi, è una scelta". Il sindaco Trantino promette una battaglia personale. Ma intanto i lavoratori restano davanti ai cancelli.
«Non è una crisi di mercato. Pfizer non è un'azienda in difficoltà. Ha incassato ricavi enormi durante la pandemia, ha appena speso 43 miliardi di dollari per acquisire Seagen. I tagli a Catania non sono una necessità: sono una scelta strategica. E i lavoratori diventano numeri da eliminare per migliorare il bilancio globale.»
Il meccanismo
Il meccanismo è spietato e lineare: una multinazionale decide di spostare il proprio fulcro produttivo verso i farmaci oncologici di nuova generazione. Lo stabilimento etneo, da oltre quarant'anni un presidio produttivo, viene sacrificato. I lavoratori — operai specializzati, tecnici, chimici — diventano il costo da tagliare. In aula, la consigliera Paola Parisi (Lega) lo dice senza giri di parole: «Questi vertici aziendali guadagnano cifre che potrebbero sfamare trenta-quaranta famiglie al mese. E gettano i lavoratori nella spazzatura».
Il Consiglio comunale si è mostrato compatto. Bonaccorsi (M5S) ha smontato la narrazione aziendale: non c’è contrazione del mercato, c’è una ristrutturazione globale che danneggia un polo che ha prodotto ricchezza per decenni. Pellegrino (Misto) rincara: le marginalità crescono, le liquidità sono solide. Il disimpegno catanese è il prezzo delle strategie globali.
È un ingranaggio che si ripete identico in ogni provincia, in ogni settore, in ogni stagione. Cambiano i nomi, i luoghi, le cifre. Il meccanismo resta lo stesso.
Le conseguenze per i deboli
Trenta famiglie, cento, trecentotrenta. Con l'indotto, il numero si moltiplica. Operai che hanno passato una vita a produrre farmaci per la sanità pubblica si ritrovano a fare i conti con una lettera di licenziamento firmata a migliaia di chilometri di distanza. I sindacati — Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil, Ugl Chimici — sono compatti. L'arcivescovo Renna ha scritto ai lavoratori. Il presidio davanti ai cancelli tiene. Ma la decisione finale non si decide a Catania: si decide a New York.
È il costo nascosto di un sistema che scarica sui più deboli il prezzo di scelte prese altrove, in stanze dove chi decide non conosce il nome di chi pagherà.