530 EURO E 24 CENTESIMI. Questo ha ricevuto il Comune di Catania dalla lotta all’evasione. La Uil: «Siamo ancora alle briciole».
Non è un errore di battitura. Sono 530,24 euro: tanto è valso il 50 per cento delle somme riscosse dal Comune di Catania per il contrasto all’evasione fiscale erariale. «Una buona e una cattiva notizia – dice Enza Meli, segretaria Uil di Catania – Il Comune non è più a zero, ma siamo ancora alle briciole». Il dato emerge dall’Indagine conoscitiva sul contributo al contrasto dell’evasione fiscale, basata su dati del Viminale.
**Il meccanismo.**
Il meccanismo è una macchina inceppata: lo Stato centrale chiede prestazioni, taglia risorse, e i Comuni restano senza personale per far rispettare le regole. Il «magazzino» dei crediti fiscali locali ammonta a 25 miliardi di euro — potenzialmente 12,5 miliardi a disposizione delle amministrazioni locali. L’importo effettivamente recuperato nel 2024 e girato nel 2025 è di 2,5 milioni di euro: lo 0,02 per cento del potenziale. I furbetti non pagano, i cittadini onesti si arrangiano, i servizi pubblici non arrivano.
Il meccanismo ha radici profonde: i Comuni non hanno personale sufficiente negli uffici tributi, i sistemi informatici sono obsoleti, la collaborazione tra enti locali e Agenzia delle Entrate è farraginosa. Il ministro dell’Interno certifica anno dopo anno che i Comuni recuperano lo 0,02 per cento del potenziale evaso. È come avere un rubinetto che perde 25 miliardi di euro l’anno e preoccuparsi di raccogliere le gocce con un ditale. Intanto i furbetti continuano a dormire sonni tranquilli.
**Le conseguenze per i deboli.**
Chi perde sono i cittadini che pagano le tasse e si vedono restituire servizi pubblici sempre peggiori. Sanità fatiscente, scuole cadenti, trasporti inesistenti: tutto si paga con meno risorse. I furbetti dell’evasione non solo rubano allo Stato, ma rubano ai loro concittadini. «Ci aspettiamo uno scatto d’orgoglio – dice Meli – per avere più sanità, più scuola, più trasporti». Ma senza personale negli uffici tributi, senza un vero contrasto, la macchina non si muove.
Le conseguenze le pagano i cittadini onesti sotto forma di servizi inesistenti: sanità al collasso, scuole che cadono a pezzi, trasporti pubblici inefficienti. Le fasce più deboli — chi non può permettersi un medico privato o un’auto per spostarsi — subiscono il doppio danno: pagano le tasse e non ricevono servizi adeguati. «Servono formazione continua e assunzioni negli uffici tributi», dice Meli. Ma i concorsi non partono, i budget sono bloccati, la macchina resta ferma.
**La domanda.**
Perché chi non paga le tasse continua a farla franca mentre i servizi pubblici collassano e le famiglie oneste pagano per tutti? Quanto vale il silenzio di una classe politica che non persegue davvero chi evade?