OLTRE 40 ROGHI IN UN GIORNO. La Sicilia brucia, le istituzioni guardano. E il caldo record continua.
Non è un’emergenza stagionale. È la resa di un territorio abbandonato a se stesso. In una sola giornata oltre 40 incendi hanno devastato la Sicilia, dal Palermitano al Catanese, dall’Agrigentino al Ragusano. Vigili del fuoco, Corpo forestale, Protezione civile e mezzi aerei hanno lavorato senza sosta. A San Giuseppe Jato le fiamme hanno raggiunto l’area archeologica. «Non sono andati perduti soltanto alberi, ma ecosistemi e una parte della nostra identità», denuncia la Pro loco.
**Il meccanismo.**
Il sistema è una catena di responsabilità diffusa. C’è il caldo record — temperature che superano i 40 gradi — ma c’è soprattutto l’assenza di prevenzione. Il territorio non è pulito, le strade tagliafuoco non esistono, i controlli contro i piromani arrivano dopo, quando il danno è fatto. A Modica gli agenti del Commissariato hanno fermato un presunto piromane, ma dopo che il rogo aveva già devastato la riserva naturale. Sempre dopo. Nel Palermitano, le fiamme hanno lambito i cavi dell’alta tensione lasciando intere famiglie senza luce. A Misterbianco l’elicottero si riforniva d’acqua in una piscina privata mentre le case bruciavano.
I 40 roghi in un giorno non sono un fenomeno naturale. Sono il risultato di decenni di incuria: pinete abbandonate, sottobosco non pulito, strade tagliafuoco inesistenti, sistemi di prevenzione finanziati e mai realizzati. La lotta ai piromani è affidata alla buona sorte — come a Modica, dove gli agenti hanno fermato un sospetto dopo giorni di fuoco. Il caldo record — temperature oltre 42 gradi — non è più un’eccezione: è la nuova normalità climatica. E la Sicilia è impreparata.
**Le conseguenze per i deboli.**
Chi paga sono i residenti delle zone colpite: famiglie senza elettricità, agricoltori che perdono raccolti e terreni, allevatori che vedono morire il bestiame. Sono i quartieri popolari della periferia di Palermo e Catania, dove il verde pubblico è incolto e i roghi partono più facilmente. È la biodiversità che se ne va in fumo. È il diritto a un ambiente sano, negato.
A San Giuseppe Jato le fiamme hanno divorato un’area archeologica. A Misterbianco hanno lambito le case, costringendo i residenti a fuggire. A Marineo le linee elettriche sono saltate, interi quartieri al buio. Le famiglie senza corrente sono le stesse che non hanno acqua dal rubinetto durante la stagione secca. Incendi e siccità si intrecciano in un cortocircuito che precipita i più deboli in una condizione di emergenza permanente.
**La domanda.**
Fino a quando la Sicilia continuerà a bruciare mentre chi deve prevenire si volta dall’altra parte? Fino a quando gli incendi resteranno un problema dei vigili del fuoco e non una priorità della politica?