INCENDIO AL POTABILIZZATORE FANACO. Dieci comuni siciliani senza acqua, il fuoco ha vinto ancora sulle infrastrutture pubbliche.
Non è un incidente. È la conta dei danni di un sistema che lascia marcire i beni comuni. Un rogo ha investito l’impianto di potabilizzazione Fanaco a Castronovo di Sicilia. La società Siciliacque ha interrotto la fornitura a una decina di comuni: Aragona, Canicattì, Mussomeli, San Giovanni Gemini, Serradifalco e altri ancora. L’acqua potabile è un ricordo.
**Il meccanismo.**
L’impianto si trova in località “Liste di Sciacca”. Il rogo è partito dalla vegetazione circostante, ha raggiunto le infrastrutture, ha spento la fornitura idrica per migliaia di famiglie. I tecnici di Siciliacque sono al lavoro, i sopralluoghi sono in corso. Ma il vero problema è strutturale: gli impianti di potabilizzazione siciliani, come gran parte delle infrastrutture idriche dell’Isola, non hanno difese. Un incendio estivo, un guasto, e interi territori restano senz’acqua. Non è sfortuna. È incuria.
L’impianto Fanaco è solo l’ultimo tassello di una rete idrica regionale che perde fino al 50 per cento dell’acqua nelle condotte. Ogni estate è la stessa liturgia: arriva il caldo, scoppia un incendio, l’acqua sparisce. Non è un evento atmosferico. È la fotografia di un sistema idrico regionale lasciato marcire da decenni di disinteresse.
**Le conseguenze per i deboli.**
Chi paga non sono gli enti gestori o le prefetture informate. Paga chi abita in quei comuni, chi ha bisogno di acqua per bere, per cucinare, per vivere. Paga chi non ha un’autobotte privata o la possibilità di comprare bottiglie a decine. Paga chi, in un’estate torrida, si ritrova senza il bene essenziale. E mentre Siciliacque cerca di ripristinare l’impianto, le ore passano e la sete resta.
Nei paesi coinvolti — da Aragona a Mussomeli, da Serradifalco a San Giovanni Gemini — non c’è solo il disagio di restare senza acqua corrente. C’è l’umiliazione di dipendere dalle autobotti, di dover chiedere acqua ai vicini, di vedere i bambini disidratati in piena estate. L’acqua è un diritto costituzionale. In Sicilia è diventata un privilegio.
**La domanda.**
Quanti roghi, quanti blackout, quante crisi idriche serviranno per capire che l’acqua pubblica è una priorità, non una variabile di bilancio? E mentre le famiglie aspettano il ripristino dell’erogazione, qualcuno si chiede perché le infrastrutture idriche non siano mai state protette?