LA BEFFA DELL'AST — 145 lavoratori in somministrazione senza stipendio da giugno: "casse a secco" e quattordicesima fantasma. E la politica tace
Palermo — "Siamo fortemente preoccupati per la situazione economica in cui versa l'Ast, che continua a pagare con enormi ritardi i propri lavoratori in somministrazione, 145 circa compresi i meccanici. Queste famiglie, infatti, non hanno ricevuto ancora lo stipendio di giugno e la quattordicesima". A denunciarlo è Danilo Borrelli, coordinatore della UilTemp Sicilia. L'Ast — Azienda Siciliana Trasporti — è l'azienda regionale che dovrebbe garantire il trasporto pubblico ai siciliani. Invece non garantisce nemmeno lo stipendio ai propri dipendenti.
Non è un disguido contabile. È la fotografia di un sistema dove il lavoratore è l'ultimo anello: 145 famiglie che aspettano un salario mentre l'azienda — pubblica, controllata dalla Regione — non onora i contratti. E intanto i vertici restano ai loro posti, le poltrone sono calde, i bonus forse no.
Borrelli denuncia: "Casse a secco e somministrati senza stipendio. Chiediamo alla politica e all'Azienda di rispettare questi lavoratori che, senza soldi, si trovano costretti ad affrontare il carovita". Il meccanismo è semplice e crudele: i lavoratori in somministrazione sono formalmente dipendenti di agenzie interinali, ma lavorano per l'Ast da quasi dieci anni, trattati "come tappabuchi". Non hanno un grafico dei turni, non hanno certezze, non hanno diritti. L'azienda — pubblica — scarica il costo del lavoro sulle agenzie e poi paga in ritardo, e i lavoratori restano senza stipendio. Mentre i vertici discutono di bilanci e budget, 145 famiglie aspettano la quattordicesima.
I 145 lavoratori sono per lo più meccanici, operai, personale di manutenzione. Uomini e donne che ogni giorno garantiscono che gli autobus possano circolare, che i mezzi pubblici funzionino. Senza di loro, i siciliani restano a piedi. Eppure, sono i primi a non arrivare a fine mese. Il carovita — come dice Borrelli — non aspetta. L'affitto, le bollette, la spesa: tutto continua, anche se lo stipendio non arriva. Il paradosso è doppio: lavoratori del trasporto pubblico che non hanno i soldi per prendere l'autobus.