ALL'ALBA sono tornati in azione i canadair sopra Monte Iato. L'incendio che da ieri devasta l'area compresa tra San Giuseppe Jato e San Cipirello non dà tregua. Le squadre antincendio — vigili del fuoco, corpo forestale, volontari della protezione civile — lavorano senza interruzione da una notte intera. Evacuate alcune abitazioni minacciate dall'avanzata del fuoco. Il fronte dell'incendio ha raggiunto le vicinanze dell'Antiquarium di Case d'Alia, nel parco archeologico di Monte Iato.
Annullato, pochi minuti prima dell'inizio, lo spettacolo teatrale "Le lacrime delle donne — La guerra è finita", inserito nel cartellone della rassegna Teatri di Pietra. La decisione è stata presa dal sindaco di San Cipirello Vito Cannella insieme ai responsabili della sicurezza del sito archeologico. Il fuoco non sceglie cosa bruciare: distrugge case, aziende agricole e millenni di storia con la stessa indifferenza.
**Il meccanismo.**
Il rogo è partito ieri pomeriggio dall'area attrezzata conosciuta come "Scala di Ferro". Da lì le fiamme si sono rapidamente estese, favorite dalla vegetazione secca e dalle condizioni ambientali. Il caldo record di queste settimane — temperature che superano i 40 gradi in molte zone della Sicilia — ha trasformato i boschi in polveriera. Bastano un mozzicone, un vetro rotto, una scintilla. Il risultato è sempre lo stesso: ettari di macchia mediterranea che vanno in fumo, case da evacuare, beni culturali a rischio.
La Sicilia brucia ogni estate con una regolarità che non è frutto del caso. La mancanza di manutenzione dei boschi, i tagli alla protezione civile, l'assenza di una prevenzione strutturale: tutto contribuisce a fare di ogni estate una stagione di roghi. A Monte Iato non brucia solo vegetazione: brucia un patrimonio archeologico di valore inestimabile, brucia la memoria di un territorio che già lotta ogni giorno contro l'abbandono.
**Le conseguenze per i deboli.**
Le abitazioni evacuate sono di famiglie che hanno visto il fuoco avanzare fino al cancello di casa. I contadini della zona perdono raccolti, animali, anni di lavoro. Il parco archeologico — uno dei più importanti della Sicilia occidentale — resta esposto al fumo e alle ceneri. Chi ci perde di più sono sempre gli stessi: i residenti delle aree interne, quelli che il turismo archeologico non lo vedono mai, quelli che il fuoco lo combattono con le mani nude mentre i canadair passano in alto.
**La domanda.**
Ogni estate la Sicilia brucia. Ogni estate si spengono le fiamme e si accendono le polemiche. Ma la domanda resta: quanti ettari devono ancora andare in fumo prima che qualcuno pianti un albero di prevenzione?