VIA D'AMELIO, 34 ANNI DOPO. Il presidente della Commissione regionale Antimafia Antonello Cracolici lo dice senza giri di parole: "Non c'è una verità condivisa dal Paese". Trentaquattro anni dalla strage in cui persero la vita Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta — Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina — e la ferita è ancora aperta. Le manifestazioni si tengono separate: da un lato il centrodestra, dall'altro le Agende Rosse con Salvatore Borsellino e Giuseppe Conte. Un minuto di silenzio alle 16.58, l'ora della strage, ma il silenzio sulla verità è più lungo di un minuto.
"Fino a quando la verità sarà negata, la memoria sarà divisiva. Eppure dovrebbe essere un diritto di tutti conoscerla", dice Cracolici. Che aggiunge: "La Commissione nazionale Antimafia, che aveva il compito di andare oltre la verità giudiziaria e costruire una verità storica, ha preso una strada ridicola, affermando che la strage è frutto del dossier mafia-appalti". Un'analisi che il presidente regionale definisce "surreale".
**Il meccanismo.**
Il meccanismo è sempre lo stesso: la verità giudiziaria esiste — ci sono state condanne, ci sono stati depistaggi scoperti — ma la verità storica, quella che unisce un Paese intorno al significato di una strage, non è mai stata costruita. La Commissione Antimatica nazionale doveva fare questo lavoro. Invece ha prodotto un'analisi che, secondo Cracolici, riduce tutto al dossier mafia-appalti, come se la strage di via D'Amelio fosse un capitolo di contabilità criminale e non un attacco eversivo allo Stato. Il presidente della Regione Schifani, da parte sua, parla di "coraggio che indica la strada della legalità". Parole istituzionali, doverose. Ma non bastano a ricucire la lacerazione.
A infiammare la giornata ci pensa Ignazio La Russa, presidente del Senato, che risponde a Salvatore Borsellino: "Spiace per le sue parole. Come se io dicessi che il fratello Paolo oggi sarebbe chissà cosa". Una polemica che aggiunge divisione alla divisione, in un anniversario che dovrebbe unire. E Giuseppe Conte rilancia: "La destra fa sciacallaggio sul caso Roggero". Ogni commemorazione diventa un'occasione di scontro.
**Le conseguenze per i deboli.**
A pagare il prezzo di questa verità mancata sono i cittadini, i giovani, chi dalla memoria dovrebbe trarre insegnamento. Se la verità è divisa, la memoria si sgretola. Se la memoria è di parte, l'antimafia diventa bandiera, non pratica. Lo dice Cracolici: "Dovrebbe essere un diritto di tutti conoscerla". Invece è un diritto negato. E senza verità, la fiducia nelle istituzioni si consuma, giorno dopo giorno. I più deboli — quelli che non hanno voce, che non partecipano ai cortei separati — restano senza una storia in cui riconoscersi.
**La domanda.**
A chi giova una verità dimezzata? Chi ha interesse a mantenere la memoria divisa, 34 anni dopo una strage che ha scosso il Paese?