**Terzo giorno consecutivo di caldo asfissiante. Sicilia sotto una cappa di fuoco: Palermo tocca i 42 gradi, Catania e Messina si preparano a peggiorare. L'allerta e' massima.**
Monte Jato brucia da ieri: canadair in azione all'alba, spettacoli sospesi, abitazioni evacuate. A Tivoli, alle porte di Siracusa, la lunga notte dei soccorritori: case senza luce e acqua in contrada Benali, Vigili del Fuoco al lavoro fino a dopo la mezzanotte per spegnere i focolai. E a Favara, contrada Ciavolotta, un altro incendio divampa nel boschetto, l'elicottero antincendio in volo.

Non e' una fatalita' meteorologica. E' la nuova normalita' di un'isola che arde ogni estate, sempre piu' presto, sempre piu' violentemente. Mentre la Sicilia brucia, la Regione taglia i fondi per la Protezione Civile, i Comuni non hanno mezzi, le squadre antincendio sono sottodimensionate. E i piu' poveri — quelli che non hanno il condizionatore, quelli che vivono in case senza isolamento, quelli che lavorano nei campi — pagano il prezzo piu' alto.

**Il meccanismo.**
Le ondate di calore non sono «eventi estremi»: sono la conseguenza di decenni di emissioni, cementificazione, deforestazione, politiche ambientali inesistenti. In Sicilia si aggiungono l'abbandono dei territori interni, i boschi incustoditi, la mancanza di prevenzione. Le fiamme si propagano piu' veloci perche' i terreni non vengono puliti da anni. I canadair arrivano sempre in ritardo. E chi e' al governo scrolla le spalle: «E' colpa del clima». Come se il clima fosse un destino, non il risultato di scelte precise.

**Le conseguenze per i deboli.**
Nelle periferie delle citta', gli anziani muoiono in casa, soli, senza aria condizionata. Nei campi, i braccianti lavorano sotto il sole perche' il caporalato non conosce giorni di allerta. Nei quartieri popolari, i bambini giocano per strada a 40 gradi perche' non c'e' un'ombra, un parco, una fontana pubblica funzionante. L'emergenza climatica non e' democratica: colpisce sempre, e sempre prima, i piu' deboli. I ricchi hanno il condizionatore, l'auto, la casa in montagna. I poveri restano a cuocere.

**La domanda.**
Mentre l'isola brucia, i termometri salgono e i canadair non bastano mai, la Sicilia continuera' a contare i danni senza interrogarsi su chi ha smesso di prevenire gli incendi, tagliato i fondi, abbandonato il territorio?