SIRACUSA A SECCO — Emergenza idrica in pieno luglio: la CNA chiede un incontro urgente ad AretusaAcque. Intanto le imprese del centro storico aspettano l'acqua

Siracusa — "Le nostre imprese ci hanno chiesto informazioni chiare e tempestive sulle cause di questi disservizi". Santi Lo Tauro, presidente comunale della CNA Siracusa, ha formalmente richiesto un incontro al responsabile di AretusaAcque, dottor Cocozza. L'oggetto: la crisi idrica che sta paralizzando il centro storico di Ortigia, con interruzioni e irregolarità nella distribuzione dell'acqua che mettono in ginocchio le attività commerciali, artigianali e turistico-ricettive proprio nel pieno della stagione turistica.

Non è un guasto tecnico. È il fallimento di un modello di gestione. AretusaAcque — partecipata pubblica — dovrebbe garantire un servizio essenziale. Invece, in piena estate, le imprese del centro storico di Siracusa, patrimonio UNESCO, sono costrette a chiedere un appuntamento per sapere quando tornerà l'acqua. Il diritto più elementare diventa una supplica a un'azienda che non risponde.

La richiesta della CNA è chiara: conoscere lo stato della rete idrica cittadina, le cause dei disservizi registrati, le tempistiche degli interventi programmati e la possibilità di attivare canali di comunicazione rapidi tra AretusaAcque e le imprese. Tre punti. Tre domande che un'azienda che gestisce un bene comune dovrebbe essere in grado di rispondere in qualsiasi momento. Ma il silenzio di AretusaAcque è assordante. Non è un caso isolato: anche a Piana degli Albanesi i cittadini e l'opposizione denunciano la stessa emergenza, con il Pd che parla di "promesse senza azioni concrete". La rete idrica siciliana è un colabrodo: condotte vecchie, manutenzione assente, investimenti inesistenti. E mentre l'acqua si perde nelle tubature, i privati si arricchiscono con la gestione del servizio.

Le conseguenze per la collettività

Il conto lo pagano i commercianti di Ortigia, che vedono calare i turisti perché un ristorante senza acqua non può servire pasti. Lo pagano gli artigiani, che non possono lavorare. Lo pagano gli albergatori, che rischiano recensioni disastrose. Ma lo pagano anche i residenti, che vedono la loro città diventare un set fotografico di giorno e un deserto senz'acqua di notte. Intanto gli amministratori delegati delle società partecipate incassano i loro bonus. L'acqua — dice la Costituzione — è un bene comune. Ma a Siracusa è un privilegio.